Esso lascia Roma: la giusta punizione per gli illiberali

Tra quanti perderanno il lavoro dopo il trasferimento di una parte importante delle attività del gruppo petrolifero Esso da Roma verso il Nord, sicuramente ci sono diversi elettori di Virginia Raggi, alle ultime elezioni. Allo stesso modo, ci sono anche elettori di Marino del 2013. A loro arriva il conto più salato di una gestione amministrativa della Città che fu Eterna ormai da anni aliena dalle esigenze di chi fa impresa. Le ultime giunte hanno lanciato crociate contro i poveri finti centurioni di fronte al Colosseo, colpevoli di essersi fatti qualche foto coi turisti, mentre tutto intorno i quartieri si riempivano sempre più di buche, immondizia, incuria generalizzata, mentre le municipalizzate erano un buco nero che si allargava sempre di più, mentre la burocrazia (dal livello centrale a quello municipale) diventava sempre più opprimente, mentre le future risorse umane ricevevano sempre meno stimoli culturali, a scuola come all’esterno. E questi esempi non sono che la punta dell’iceberg. Intanto, le crociate partivano anche contro gli home restaurant, i camion bar (su cui, unico caso, del torbido c’era davvero), i cartelloni pubblicitari, le bancarelle dei mercatini: tutte stupidaggini che consentivano (soprattutto durante gli anni di Marino, che almeno, a differenza di quello della Raggi, un po’ di attivismo lo avevano portato, seppur in direzione sbagliata) alla politica di essere forte con i deboli e inutile con tutti gli altri.

A Roma, in questi anni, non si è fatto praticamente nulla per liberalizzare, privatizzare, aprire i mercati, ridurre il dirigismo pubblico. La direttiva Bolkestein è rimasta lettera morta.

Naturale, dunque, che chiunque abbia un po’ di sale in zucca intuisca l’andazzo e prepari l’uscita in bello stile. E’ la giusta punizione, dopo tutto, per gli illiberali, e per quelli che, col loro sostegno elettorale, hanno dato loro corda.