Dj Fabo e come difendere la scelta di morire

Ciascuno di noi è padrone della propria esistenza: non è dimostrabile che il nostro essere al mondo sia un dono di qualche divinità, mentre è più comprensibile intellettualmente come possa essere il complesso risultato di un lungo mescolarsi di leggi meccaniche. Se anche fosse plausibile, come è, per molti, la sacralità della vita, perché è noto che un grande numero di persone scelga, consapevolmente o meno, di credere in qualche entità e teleologia superiori, essa non giustificherebbe neanche, agli occhi di un liberale, una regola generale che imponesse a tutti di comportarsi di conseguenza. La storia di Dj Fabo, quindi, è una ferita aperta nel nostro ordinamento, che vieta ad un individuo, adulto, responsabile, lucido, di decidere cosa fare del proprio corpo, anche se la sua eventuale decisione non danneggerebbe altro essere umano.

Occorre battersi per veder riconosciuto nel nostro Paese il diritto di disporre della propria vita. Non è questione di destra o sinistra, perché tocca chiunque abbia una sensibilità liberale (e quindi include ed esclude da entrambe le parti), non è questione religiosa, perché si può credere che il suicidio sia un peccato senza imporre a tutti gli altri la propria credenza, non è un’esaltazione della morte data dallo Stato (qualcuno ha paragonato la morte di Dj Fabo agli stermini di Hitler…), ma una forma di rispetto.

Le obiezioni a questa posizione non convincono proprio. Se la paura, come si legge nei commenti di questi giorni, è quella di suicidi di massa, un po’ di serietà basta per ammettere che questa ipotesi non è credibile (ci si può facilmente suicidare anche oggi buttandosi da una finestra, ma non per questo è vietato abitare oltre il secondo piano di un palazzo); se, invece, si considera folle che gli ospedali pubblici offrano questo tipo di “servizio”, bene, lo facciano solo quelli privati.

Una obiezione, invece, è da considerare con grande attenzione: quella di una possibile pressione sociale al suicidio. Tutti noi viviamo in società, e la nostra personalità è fortemente plasmata dalla rete dei rapporti sociali che instauriamo. Proprio affinché scelte come quelle di Dj Fabo siano e restino nella sfera individuale, occorre preservare chiunque si trovi in una condizione di disabilità come la sua da una possibile “pressione sociale” a compiere gesti definitivi. Questo è, forse, il più grande rischio visibile, a cui bisogna porre molte attenzione.