A Tor di Valle siamo sudditi, altro che cittadini

Mettiamo subito in chiaro due cose: 1) le tribune dell’ex Ippodromo di Tor di Valle sono stupende, un grande esempio di architettura; 2) in quello che si sta per dire non c’entra la fede calcistica.

Detto questo, parliamo della curiosa vicenda del vincolo architettonico alle tribune dell’ex ippodromo, nell’area in cui l’AS Roma vorrebbe realizzare il suo nuovo stadio. Una cosa deve essere chiara: una situazione in cui un privato cittadino è pronto ad investire un miliardo dei suoi soldi, e deve stare in balia di un pugno di burocrati pagati con soldi pubblici, che possono arbitrariamente bloccare il suo investimento, anche ad anni di distanza da quando erano stati chiamati ad esprimersi, è indegna dello status di cittadino. Siamo sudditi, sudditi e basta, schiavi delle decisioni arbitrarie di burocrati pubblici (anche in conflitto di interessi, visto che a guidare la Soprintendenza a Roma è la sorella del vicepresidente vicario della Lazio), che possono agire a dispetto di ogni logica, fuori tempo massimo, ancorando la dinamicità di una città ad un passato fermo.

Sudditi, sudditi, sudditi.